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Norme sulla deducibilità dell'Iva: gli operatori congressuali chiedono chiarezza

Norme sulla deducibilità dell'Iva: gli operatori congressuali chiedono chiarezza

«Un danno irreparabile» è l’allarme lanciato nel corso del seminario organizzato da Federcongressi in Btc sulla controversa legge che disciplina il trattamento fiscale delle prestazioni alberghiere e di ristorazione

Si è parlato di Iva in occasione della tavola rotonda dal titolo “Le nuove disposizioni in materia di detraibilità dell’Iva e deducibilità dei costi per i servizi alberghieri e di ristorazione: i riflessi negativi sulle imprese organizzatrici di eventi” organizzata da Federcongressi in occasione della scorsa edizione di Btc a Roma. Il riferimento è all’art. 83 del Decreto legge 112/2008, convertito nella legge 103/2008, in materia di trattamento, ai fini dell’Iva e delle imposte sul reddito, delle prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande. All’incontro, coordinato da Valeria Bortolotti, consulente Federcongressi, hanno partecipato importanti referenti: Roberto Rocca, direttore generale programmazione e coordinamento delle Politiche turistiche presso il Dipartimento sviluppo e competitività del turismo della Presidenza del consiglio dei ministri; Elisabetta Polimeni, funzionario della Direzione centrale normativa e contenzioso presso l’Ufficio persone fisiche dell’Agenzia delle entrate e Mauro Zaniboni, presidente MZ Congressi. Elisabetta Polimeri ha illustrato la normativa nel dettaglio: «Per quanto riguarda le imprese, in seguito alla modifica dell’art. 109 del TUIR, le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande sono deducibili nella misura del 75 per cento. Per quanto riguarda i professionisti, in seguito alla modifica dell’art. 54, comma 5, le spese in questione, se inerenti all’attività professionale, subiscono un doppio limite di deducibilità, in quanto le stesse sono deducibili nella misura del 75 per cento e, in ogni caso, per un importo complessivamente non superiore al 2 per cento dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. Si ritiene che la limitazione al 75 per cento della deducibilità di queste spese debba trovare generale applicazione, indipendentemente dalla finalità per cui la spesa è sostenuta. Pertanto, qualora le spese alberghiere e di ristorazione si configurino come spese di rappresentanza, il professionista potrà dedurre le stesse nella misura del 75 per cento ma per un importo complessivamente non superiore all’1 per cento dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. Analogamente, le spese alberghiere e di ristorazione sostenute dal professionista per la partecipazione a convegni, congressi e simili dovranno essere assunte nella misura del 75 per cento e saranno ammesse in deduzione nel limite del 50 per cento. In sostanza, occorre calcolare il 50 per cento del 75 per cento del costo relativo». «Pur comprendendo le logiche di buon governo, che esigono il pareggio di bilancio per raggiungere gli obiettivi previsti dall’Ue, questa norma può creare danni irreparabili al settore eventi», ha poi considerato Mauro Zaniboni, presidente MZ Congressi.«Sul 25 per cento non deducibile infatti viene pagato un totale di 31,40 per cento di imposte, che significa il 7,85 per cento. Ne risulta che per ogni mille euro di acquisti di prodotti e servizi alberghieri e ristorativi paghiamo 78,50 euro di tasse. In pratica ogni mille euro di acquisti di hotel e ristorazione ne costano al cliente finale 1.163. Soprattutto considerando il momento di crisi economica generale, questa norma è un ulteriore “colpo basso” alle nostre imprese». «Pertanto io personalmente, ma penso anche tutti gli operatori del settore», ha concluso, «appoggiamo con forza la richiesta di Federcongressi ai parlamentari italiani di un emendamento che chiarisca la non applicabilità di questa norma ai Pco e alle agenzie di organizzazione di eventi. Mi permetto anzi una richiesta ulteriore: la non applicazione di questa norma a tutto il settore congressi ed eventi».