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Perdite per 26 miliardi euro, la wedding industry lancia una petizione

Perdite per 26 miliardi euro, la wedding industry lancia una petizione

“Siamo 43.000 aziende che danno lavoro a 900mila addetti. La nostra filiera include albergatori, ristoratori, organizzatori di eventi e wedding planner, musicisti, cantanti, stilisti, artigiani, fioristi, catering, location e tante altre figure professionali. Siamo madri, padri, figlie e figli. Partite iva, liberi professionisti, ditte individuali, piccole e medie imprese”.


Con queste parole la wedding industry punta a farsi sentire con una petizione lanciata nei giorni scorso in difesa degli operatori del settore.

Secondo le stime di Assoeventi le perdite del settore dopo lo stop alle cerimonie imposto dall’emergenza coronovirus si aggirano attorno ai 26 miliardi di euro, con un calo dei ricavi dell’80% che in certi casi arriva fino 100%. Per effetto delle misure anti-contagio sono circa 17mila i matrimoni annullati nei mesi di marzo e aprile 2020 in Italia e la corsa al rinvio nel prossimo anno potrebbe procedere anche nei prossimi mesi, con 50mila eventi che potrebbero essere rimandati anche per maggio e giugno.

Gravi perdite per un mercato il cui valore nel 2019, secondo i dati dell’Osservatorio italiano del Wedding – si aggirava sui 5 miliardi di euro.

Cosa chiede la petizione della wedding industry

Partita da Camelia Lambru e Mariangela Savonarota, titolari di Italian Wedding Awards, premi dedicati al settore e ai fornitori del wedding in Italia, la petizione online contiene diverse richieste a supporto della filiera.

Nel dettaglio:

  • un piano urgente di sostegno fiscale e previdenziale alle imprese e liberi professionisti con regolare partita Iva.
  • La costituzione di un codice ATECO apposito per l’organizzazione dei matrimoni
  • Un sostegno immediato con un contributo mensile (commisurato alla perdita di guadagno) per 6 mesi da marzo ad agosto per le aziende in difficoltà
  • La garanzia di accesso al credito, prestiti a fondo perduto o/a tasso zero.