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Braccialetti, stand, post-congress: il distanziamento sociale (anche) nel futuro degli eventi

Braccialetti, stand, post-congress: il distanziamento sociale (anche) nel futuro degli eventi

L’Italia degli eventi ha voglia di ripartire, con la consapevolezza che, almeno per i primi tempi, le regole del gioco saranno diverse da quelle alle quali eravamo abituati e che, anzi, andranno riscritte secondo le norme di sicurezza e salvaguardia della salute che la situazione attuale impone.

Ed ecco che la creatività che ci contraddistingue si è messa in moto in tutti gli ambiti, portando alla riconversione di interi comparti industriali, dalla grande scala alle aziende familiari: emblematico è il caso di Armani, che in tutti i suoi stabilimenti ha avviato la produzione di camici monouso.

Ma torniamo al MICE e vediamo alcuni esempi di nuovi dispositivi e nuove modalità per organizzare e gestire (anche) gli eventi che verranno.

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Un braccialetto per il social distancing

Si chiama Smart Proximity ed è un sensore indossabile, ingegnerizzato in un braccialetto e ideato dall’italianissima – nonostante il nome – Engineering: grazie alla capacità di interagire con gli altri sensori che incontra nelle vicinanze, il bracciale avvisa in tempo reale chi lo indossa se non sta rispettando le norme di distanziamento sociale necessarie per evitare il contagio da Coronavirus.

Lo smart sensor funziona tramite wi-fi e le informazioni, benché immagazzinate su una piattaforma, sono assolutamente anonime e legate al solo device, per salvaguardare totalmente la privacy dell’utilizzatore. Questa tipologia di device potrebbe facilitare quindi il controllo delle distanze di sicurezza soprattutto durante convegni e congressi con un numero importante di partecipanti.

Barriere anti-contagio negli stand espositivi 

Un caso di riconversione aziendale è quella di Modo. allestitorie che ha iniziato a produrre barriere anti-contagio utilizzabili per i sistemi di protezione di uffici, negozi e per gli stand dei futuri workshop ed eventi fieristici, ovvero per tutti quei luoghi in cui la concentrazione di persone impone l’adozione obbligatoria di misure di distanziamento. 

A proposito della riconversione, Lorenzo Bassi, Ceo di Modo, afferma: "Non nascondo che quando abbiamo realizzato la portata devastante che avrebbe avuto l’emergenza sulla nostra azienda abbiamo passato dei momenti difficili, di forte sfiducia. Come tutti ci siamo chiesti cosa ne sarebbe stato di noi e cosa avremmo potuto fare per reagire. Avendo macchinari per la lavorazione delle materie plastiche e del legno e tutta una serie di risorse oltre al know-how per proporci questa sfida in tempi talmente rapidi da sembrare quasi impossibili al confronto con quelli cui siamo tutti abituati, abbiamo convertito l’attività nella progettazione, realizzazione e commercializzazione di barriere anti-contagio. La risposta iniziale è stata tiepida, ma le aziende stanno realizzando l’importanza di cominciare a organizzarsi con anticipo senza aspettare la riapertura, quando tutti dovranno pensare a trovare una soluzione per sé". 

Post congress si reinventano

E sempre nell’ottica della ripresa, anche Veloleo, che utilizza velocipedi a tre ruote dalla forma stilizzata e aerodinamica e dalla carrozzeria brandizzabile per post congress alla scoperta di Milano, si è attrezzato per far fronte alle normative anti-coronavirus: "A bordo del veloleo i turisti sono solo due e un divisorio li separa dal driver seduto davanti a loro" afferma Giuanluigi Barone, Ceo di Ri-show, la società proprietaria del Veloleo.

"Il Veloleo attraversa le città in sicurezza, rispettando le direttive imposte dall‘emergenza. Tutti insieme, in fila indiana, viaggiamo in gruppo ma distanti e su strade poco trafficate. Dovremo abituarci a comportarci in maniera diversa, mantenendo le distanze, ma questo non ci spaventa. È nelle difficoltà che si trovano le energie per inventarsi nuove soluzioni e ripartire» conclude Barone.

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