IL FENOMENO VIRALE PIÙ FAMOSO DEL WEB PIACE ANCHE AI MEETING PLANNER. IRONIA E DIVERTIMENTO PER UN MOMENTO DI AGGREGAZIONE A MASSIMA RESA ANCHE IN UFFICIO O A UN EVENTO
È il tormentone del momento e ha già contagiato il web: l’Harlem Shake spopola in tutti gli ambiti e contagia anche il luogo di lavoro. Dissacrante e divertente, si presta addirittura a essere “utilizzato” dai meeting planner – soprattutto a quelli dotati di un pizzico di ironia – per ravvivare la vita aziendale, creando momenti di aggregazione o animando un evento in modo virale.Ma cos’è esattamente l’Harmel Shake? In sintesi, è un video che chiunque può girare e caricare in rete perché tutti lo possano visualizzare. Ma bisogna fare molta attenzione perché il copione del Let’s do the Harlem Shake da rispettare ha regole precise e il bello sta proprio nel riprodurlo nel modo giusto, ognuno nel proprio contesto. E più si è scatenati e un po’ irriverenti, e meglio è.
Let’s do the Harlem Shake. Come? C’è un copione da rispettare per produrre un video virale di Harlem Shake con tutti i crismi. Una persona, obbligatoriamente “addobbata” in modo stravagante con un casco o una maschera in testa inizia a ballare sulle note-tormentone di Los Terroristas, ignorato da tutti, fino a quando il ritmo coinvolge i presenti ed è danza sfrenata. In tutto il video dura all’incirca 30 secondi, equamente suddivisi tra prima e seconda parte e si conclude con un ruggito di leone. Praticamente un nonsense.
Come, dove, chi? Potenzialmente il video può essere girato ovunque e da chiunque. Si shakerano proprio tutti: i compagni di scuola, le squadre di calcio, le conigliette di Playboy, le eleganti e serissime ballerine del English National Ballet e persino i militari dell'esercito norvegese!
E naturalmente anche i colleghi di lavoro. Tutto è partito dall’ignaro deejay Baueer, al secolo Harry Rodrigues ,un 23enne che vive a Brookliyn (ma nativo di Philadelphia) che l’anno scorso ha messo insieme un “pezzo musicale” (per sua stessa ammissione non esattamente un’opera d’arte, ma che ha evidentemente un potere contagioso come quello del Pulcino Pio). Portato sulla Bbc1 da Dj Rustie e messo sotto contratto dal produttore Diplo (quello di Beyoncé) la vera fortuna del deejay Baueer è stata un’altra: tutto è accaduto del tutto casualmente infatti, le cronache raccontano infatti che il fenomeno virale è nato dall’idea di un blogger, Filthy Frank, che ha postato il primo video.
Oggi i video si moltiplicano in rete, ognuno può fare il suo Harlem Shake. Persino la Juventus non ha resistito e ha messo in rete il suo video girato durante una conferenza stampa.
L’Harmel Shake in azienda
Gli Harlem Shake impazzano anche sul posto di lavoro. In una delle prime “office edition” un tizio balla con un casco in un open space ma sono stati contagiati anche i dipendenti di Google e quelli di Facebook.
Un’altra azienda, l’italiana FBT Musical Instrument Distribution ha addirittura lanciato un concorso di Harlem Shake dedicato ai musicisti. Creare un Harlem Shake in ambito aziendale equivale a creare un vero e proprio evento. Fare partecipare a un Harlem Shake diversi colleghi significa per esempio costruire un’attività di team building efficace, che crea una certa confidenza tra le persone chiamate a “mettersi in gioco” lasciandosi andare con chi di solito si è abituati a vedere dietro a una scrivania. Ma l’Harlem Shake viene anche utilizzato per lanci di prodotto o per inaugurare una nuova attività.
Alcune agenzie di comunicazione poi si stanno specializzando nella produzione di video di questo tipo, che è stato addirittura utilizzato al posto della cartolina degli auguri, per esempio per quelli di Pasqua.
PS: Per dovere di cronaca, dobbiamo precisare che l'Harlem Shake è un vero ballo che non ha nulla a che vedere con quello dei video. Nei primi anni Ottanta è stato ideato da Al B. e veniva ballato negli intervalli delle partite di basket all'aperto di Harlem.
Redazione