Passata la “magia” dei rampanti anni Ottanta, ai Novanta tocca di imboccare la strada di un più sobrio realismo, che inizia a fare i conti con le difficoltà della globalizzazione. E oscillano, scombussolati, tra le luci del passato e le ombre che si stagliano all’orizzonte
Il decennio in bilico
Sono stati un po’ “sconclusionati” gli Anni 90. Un decennio in bilico fra le certezze di un passato vissuto sopra le righe e le incognite di un millennio tutto da scoprire, fra la “Milano da bere” che se ne andava (per fortuna) e un futuro che non presagiva tutte rose e fiori (e infatti…), fra una Prima Repubblica da spazzar via e una Seconda Repubblica forse anche peggiore (se mai c’è stata). Alti e bassi, luci e ombre. In quegli anni si cominciò a intuire che la festa era finita, ma nessuno seppe indicare una nuova via di benessere. O chi lo fece non venne ascoltato. In quegli anni si posero le basi della moneta unica, ma non quelle per un’Europa unita davvero. Scoppiò la Guerra del Golfo, morirono Falcone e Borsellino, ma si firmò per l’ambiente a Kyoto e Tangentopoli tentò di fare pulizia a casa nostra. Fiorello portava il Karaoke nelle piazze d’Italia, Boncompagni teleguidava Ambra negli studi di Non è la Rai. I Furby e il Tamagotchi facevano giocare grandi e piccini, ricucendo la distanza tra infanzia e adultitudine. La tv del dolore faceva le prove generali, svelando puntata dopo puntata “i segreti di Twin Peaks” (la fiction sull’assassinio di Laura Palmer), così come avrebbe fatto nel secolo successivo con Cogne, via Poma, Novi Ligure, Erba… (tutti omicidi tragicamente reali). Anni “agli sgoccioli”, insomma, in trepidante attesa di un redde rationem che poi non si manifestò. Come il Millennium bug.