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Congressi medici, cambia tutto

Congressi medici, cambia tutto

Il giro di vite normativo sull’attività d’informazione farmaceutica stravolge il settore: per il congressuale sono anni interlocutori, in cui diventa indispensabile familiarizzare con il cambiamento e imparare a gestirlo. Per prepararsi all’Ecm prossima ventura

I provvedimenti che portano il nome del ministro liberale Francesco De Lorenzo modificano radicalmente l’assetto del sistema sanitario nazionale, l’attività di tanti medici e, quel che è più importante per il nostro settore, disciplinano l’organizzazione dei congressi e degli eventi di formazione sponsorizzati dalle case farmaceutiche. Per legge i congressi devono ora avere contenuti di “stretta natura tecnica”, non sarà più possibile reclamizzare farmaci e distribuire campioni omaggio, e si introduce l’obbligo per le aziende di presentare una richiesta di approvazione del convegno al ministero della Sanità, entro 60 giorni dalla data della manifestazione. Obiettivo dichiarato dal ministero, colpire i “congressi-vacanze” e porre un freno alla spesa sanitaria derivante dalla prescrizione di farmaci “spinti” nel corso di tali eventi.
Il decreto della discordia

Il decreto della discordia

La riforma di De Lorenzo che disciplina – e frena – i congressi medici viene oltretutto a cadere in un momento in cui, a causa della Guerra del Golfo, l’attività congressuale internazionale segna una battuta d’arresto. Il rischio paventato da tutti gli addetti ai lavori che si vada verso un black-out e che le imprese farmaceutiche, non potendo sponsorizzare manifestazioni aventi qualsivoglia finalità pubblicitaria, adottino una logica di astensione dall’investimento in eventi di formazione medica, dal momento che il provvedimento toglie loro un importante elemento di ritorno di immagine: nel corso dei congressi non potrà esserci “alcuna forma di distribuzione o esposizione di campioni medicinali o di materiale illustrativo di farmaci”. Di fatto, mentre si disincentiva la promozione  e il finanziamento dei convegni per la formazione medico-sanitaria da parte dei soggetti privati, non vengono individuate forme alternative per supplire al vuoto che rischia di aprirsi.
La conta dei danni

La conta dei danni

L’entrata in vigore del decreto ministeriale 4 dicembre 1990 in tema di informazione scientifica sui farmaci, con i numerosi nuovi vincoli posti all’attività dei congressi medici, genera una serie di dibattiti e di vivaci polemiche. Il presidente di Italcongressi Massimo Gattamelata, nel corso di una tavola rotonda organizzata il 26 febbraio 1991, dà alcune cifre: il turismo congressuale genera un fatturato di 2.800 miliardi di lire all’anno, senza tenere conto dell’indotto e del denaro speso dai congressisti nel tempo libero. Il settore, per di più, è in pieno sviluppo, con una crescita annuale stimata del 4 per cento. Con le nuove norme, si paventa una contrazione di almeno 1.500 miliardi di lire. In generale, il dibattito si articola tra chi rivendica l’utilità dei congressi medici, sottolineandone appunto il valore economico e l’utilità formativa, e chi ribatte che l’attività degli informatori farmaceutici è più che sufficiente all’aggiornamento delle conoscenze dei medici sulle ultime novità del prontuario terapeutico.
La fine di un’epoca

La fine di un’epoca

Anche se la tanto paventata apocalisse non c’è stata, è indubbio che le trasformazioni del quadro normativo e il nuovo assetto della governance sanitaria abbiano radicalmente trasformato il modo di fare congressi per la classe medica: gli operatore del settore parlano esplicitamente di un “pre” e un “post-De Lorenzo”, per riferirsi a due periodi caratterizzati da opposte filosofie gestionali. Prima, in un’ottica di quasi totale deregulation, la libertà si accompagnava talvolta anche ad eccessi poco opportuni; dopo, l’oggettiva impossibilità di eccedere in qualunque modo ha d’altra parte ingessato il congresso medico, burocratizzato notevolmente il processo organizzativo e imposto al Pco un onere di responsabilità in più. Di fatto, con gli Anni 90, tramonta un certo modo di fare congressi scientifici e se ne viene formando un altro, preludio alla rivoluzione Ecm del decennio successivo.
Congressi più etici?

Congressi più etici?

Le conseguenze dei provvedimenti normativi adottati all’inizio degli Anni 90, primo fra tutti il giro di vite sulla possibilità per le aziende sponsor di dedurre buona parte delle spese sostenute per i congressi, insieme al divieto tassativo di reclamizzare esplicitamente farmaci e prodotti medicali, ha l’obiettivo di rendere più etici ex lege i convegni medici. Il risultato certo e immediato è quello di indurre una contrazione degli investimenti, portando a congressi organizzati al risparmio, e tuttavia più burocratizzati. L’aumento delle normative, delle autorizzazioni da richiedere, della compliance complessiva modifica notevolmente il lavoro dei Pco che operano per il mondo pharma, e porta di riflesso a una specializzazione ulteriore. Organizzare eventi per la platea medico-scientifica diventerà un’attività sempre più complessa, in cui la conoscenza normativa sarà un know-how decisivo e irrinunciabile.
Europa a due velocità

Europa a due velocità

“Perché un congressista tedesco può partecipare a un convegno abbinato ai fanghi termali nell’isola d’Ischia senza per questo sentirsi in colpa? Perché un partecipante inglese può giocare a golf dopo i lavori scientifici e passare del tutto inosservato? Perché un medico francese può partecipare a un programma congressuale senza sentirsi un perditempo? Misteri dei decreti italiani”. Sul numero di Meeting e Congressi di marzo 1992, una serie di interrogativi retorici pone il problema dell’asimmetria della situazione italiana rispetto al resto d’Europa. D’altronde, come si sottolinea nello stesso articolo: “se non si fossero organizzate alcune riunioni scientifiche sotto il sole dei Tropici o sulle cime innevate delle Dolomiti, a quest’ora un gran numero di Pco e di operatori del settore vivrebbe malaccio”. Come a dire: basta con gli eccessi, siamo d’accordo. Ma senza cadere nell’assurdo, specie se confrontati con la libertà di cui continuano a godere medici (e Pco) stranieri. Parole al vento…
Un evento memorabile

Un evento memorabile

Il 16 giugno 1991 è di scena a Firenze la VII Conferenza Internazionale sull’Aids, che vede la partecipazione di circa 8000 scienziati, accademici e ricercatori. Dopo le edizioni di Montreal (1989) e San Francisco (1990), l’importante manifestazione scientifica approda quindi in Europa, e precisamente proprio nel nostro Paese. Il tutto in un periodo in cui l’informazione sociale e divulgativa sull’Aids, le campagne sull’importanza della prevenzione e l’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su quello che viene rappresentato come uno dei “mali del secolo” raggiungono ovunque dei livelli di attenzione particolarmente elevati. L’industria congressuale italiana si rivela dunque una volta di più pienamente all’altezza della situazione, e in grado di ospitare con successo un evento tanto delicato, in un momento di massima attenzione mediatica al tema.