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Osservatorio Congressuale Italiano: stop del trend di crescita

Osservatorio Congressuale Italiano: stop del trend di crescita

Il rapporto annuale è stato presentato oggi nella giornata inaugurale di Globe07, presso la nuova Fiera di Roma

Promosso da Convention Bureau della Riviera di Rimini e dalla rivista Meeting e Congressi, il consueto rapporto annuale dell'Osservatorio Congressuale Italiano è stato presentato oggi in occasione di Globe07 presso la nuova Fiera di Roma. Lo studio elaborato dal prof. Attilio Gardini dell'Università di Bologna, dopo anni di crescita costante, evidenzia uno stop, seppur contenuto, del trend di crescita, dovuto essenzialmente alla flessione della domanda interna e alla tendenza già in atto della progressiva riduzione della dimensione degli eventi. Il bilancio consuntivo del settore per il 2006 evidenzia 102.519 gli incontri organizzati (-3,49 per cento rispetto al 2005), 19.246.088 partecipanti (-6,83 per cento) e 32.182.722 giornate di presenza congressuale (-4,17 per cento). «Va comunque segnalato - sottolinea Gardini - che il secondo semestre del 2006 è stato migliore del primo, nonostante non sia stato sufficiente a produrre un saldo positivo. La flessione, che pur si è verificata, è minore di quella verificatasi nel 2004; si tratta pertanto di un calo contenuto, che nell'ottica di un trend tutto sommato ancora positivo, può far ben sperare per il 2007». Gli hotel vantano una quota di mercato pari al 52,22 per cento delle presenze complessive stimate (16.807.169), le sale congressuali pari al 26,04 per cento (8.381.814), i centri congressi al 20,61 per cento (6.634.403) e le dimore storiche all'1,12 per cento (359.336). Da un punto di vista geografico, la variazione 2005-2006 registra un segno positivo (+2,13 per cento) unicamente nel segmento degli incontri a carattere internazionale (5.634), contro una riduzione del 6,12 per cento per quelli a carattere nazionale (28.345) e del 2,31 per cento dei regionali. La distribuzione dell'attività in termini di dimensioni vede la fascia da "50 a 100 congressisti" con il 16,51 per cento delle quote per numero di partecipanti; la fascia "100-300" con il 32,96 per cento; la fascia "300-1.000" con il 27,84 per cento; la fascia "1.000-3.000" con il 14,27 per cento e infine la fascia "più di 3.000" con l'8,42 per cento. A proposito di caratteristiche dimensionali, occorre segnalare la rilevanza sempre maggiore assunta dai cosiddetti "micro eventi" (inferiori cioé ai 50 partecipanti) i quali, sebbene non monitorati dall'OCI, crescono di consistenza di anno in anno, raggiungendo un incremento, rispetto al 2005, del 16,38 per cento in termini di incontri (165.187) e del 5,14 per cento in termini di partecipanti (3.730.812). «La progressiva riduzione delle dimensioni medie degli eventi - ha commentato Gardini - fa transitare un numero crescente di eventi nel segmento "sotto i 50", che tradizionalmente non viene definito "congresso" per le convenzioni internazionali. Però, questo mondo di piccoli eventi è in incremento, e produce fatturato, per cui nel nuovo modello organizzativo degli incontri, ha una certa rilevanza, che fa ben sperare». In merito alla scelta delle destinazioni, le città d'arte (che comprendono tutte le metropoli italiane) si posizionano al vertice della classifica delle presenze (+4,47 per cento), seguite dalle località turistiche (+1,61 per cento), mentre sia le località marine sia i centri urbani chiudono l'anno con segno negativo (rispettivamente -3,23 per cento e -16,56 per cento). Infine il rapporto dell'Osservatorio analizza la domanda del mercato congressuale. Salde all'apice si confermano le aziende che da sole coprono il 63,35 per cento degli incontri organizzati e il 42,93 per cento dei partecipanti; in seconda posizione il mondo associazionistico con il 21,40 per cento e il 38,25 per cento ed infine enti pubblici e sindacati con il 15,25 per cento e il 18,82 per cento.