Presentati in Bit i dati della ricerca di Turismo d'Affari
La rivista Turismo d’Affari ha presentato in occasione della Bit (Borsa Internazionale del Turismo) i dati dell’undicesima edizione del suo Osservatorio sul Business Travel (OBT). La ricerca, condotta dal professor Andrea Guizzardi, è realizzata con il supporto scientifico e tecnico della Scuola Superiore di Scienze Turistiche e il patrocinio del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna. Sono sponsor ufficiali airberlin, Amadeus Italia e HRG Italia con il supporto di AirPlus International. L’indagine ha analizzato il mercato del turismo d’affari in Italia nel 2011. Fin dalla sua prima edizione, l’OBT si pregia di essere l’unica indagine in grado di fornire informazioni statistiche sulle dinamiche del mercato italiano del business travel, approfondendo anche aspetti gestionali, rilevati mediante intervista diretta ai responsabili della gestione dei viaggi di un campione di imprese stratificato per dimensione e settore produttivo. L’Osservatorio sul Business Travel 2011 ha evidenziato una crescita su base annua dello 0,6% dei viaggi d’affari delle imprese italiane. Il numero delle trasferte è salito a 30,9 milioni: un dato positivo, soprattutto se contestualizzato nel quadro economico italiano e nel più generale ridimensionamento delle prospettive di crescita economica mondiale.
La dinamica delle trasferte si muove a tre velocità: il mercato italiano registra una contrazione pari allo 0,7%, a cui corrisponde un mercato europeo in ripresa del 2,6% e un segmento intercontinentale con una crescita significativa del 9,3% (record del Giappone con + 65%). La diversa crescita tra viaggi nazionali e internazionali può essere ricondotta, in sintesi: all’importanza dell’export nel determinare le dinamiche di produzione delle imprese italiane, al buon andamento degli investimenti diretti delle aziende italiane all’estero e all’effetto depressivo che l’instabilità politica ed economica interna ha avuto sulle imprese che realizzano il fatturato sul mercato nazionale.
L’aereo è il mezzo di trasporto che realizza nel 2011 la migliore performance, con una crescita del 2,6% dei business traveller che lo scelgono per le loro trasferte. Il treno ad alta velocità esaurisce l’effetto novità rispetto all’aereo sulle tratte nazionali acquisendo nuove preferenze soprattutto a scapito dei collegamenti ferroviari tradizionali.
La spesa per i viaggi d’affari cresce nel 2011 del 4,8% raggiungendo quota 18,1 miliardi di euro. Anche in questo caso la componente internazionale fa da traino con un avanzamento pari al 7,2%, contro una crescita nazionale del 1,1%.
Le previsioni per il 2012 sono improntate a un modesto rialzo. «Sono soprattutto i (pochi) grandi consumatori di viaggi – spiega Andrea Guizzardi – a prevedere una contrazione della loro spesa per trasferte nel 2012. Tuttavia non ritengo che il prossimo anno sarà negativo visto che nel complesso dei rispondenti la quota di chi si dichiara ottimista sulle future dinamiche della spesa è del 62%. Inoltre occorre considerare che l’indagine è stata condotta tra novembre e dicembre 2011 in un clima di grande incertezza per le sorti nostro Paese in Europa che ha condizionato in negativo soprattutto le valutazioni delle imprese multinazionali e/o quotate sui mercati finanziari. Tuttavia anche il futuro vedrà prevalere il mercato internazionale a scapito del mercato nazionale».
Nella sua parte monografica l’Osservatorio ha valutato se e come le dinamiche di fatturato incidono sulle modalità di acquisto e gestione delle trasferte da parte delle singole aziende. In generale si osserva una forte correlazione tra risultato dell’attività di impresa e variazione delle grandezze relative al travel. Quando sale il fatturato il numero di viaggi tende però ad aumentare più che proporzionalmente, mentre tutte le voci di costo mostrano crescite meno che proporzionali. Tra i costi, quello per la TMC è quello che – in media - si riduce maggiormente. A sorpresa, il costo del personale si dimostra “molto flessibile” rispetto alle dinamiche di fatturato. Il risultato si spiega con il fatto che spesso chi si occupa di travel svolge anche altre mansioni, un elemento che ostacola la formazione di professionalità avanzate.
Per completare il quadro sugli effetti della crisi congiunturale l’OBT ha spostato l’attenzione sulle mansioni attuali degli uffici viaggi e sulla loro probabile evoluzione “post crisi”. Il più frequente obiettivo che deve raggiungere un travel manager, secondo i tre quarti degli intervistati, è quello del contenimento dei costi diretti delle trasferte; un ruolo che è destinato a rafforzarsi nell’arco dei prossimi tre anni secondo le previsioni dei travel manager.