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Zona: “Il convention bureau nazionale non deve essere messo in liquidazione”

Zona: “Il convention bureau nazionale non deve essere messo in liquidazione”

La reazione del presidente di Federcongressi&eventi alle voci che parlano di una messa in liquidazione del Convention Bureau Italia

«Per vie non ufficiali ma degne della massima fiducia ho ragione di pensare che ci sia la volontà diffusa di mettere in liquidazione il Convention Bureau Italia, fortemente voluto da Federcongressi&eventi, che in questi giorni, proprio nel luogo da cui sto parlando sta dando una bella ed efficiente prova di sé, consentendo alla nostra meeting industry di presentarsi alla platea internazionale dei top buyer con la stessa immagine coordinata, unitaria erazionale tipica sino a ieri solo dei nostri grandi concorrenti – dichiara Paolo Zona, presidente di Federcongressi&eventi - Grazie al Convention Bureau, finalmente anche l’Italia ha la vetrina che si merita, priva della sovrapposizione dei marchi che nelle scorse edizioni sopperivano alla mancanza di un ente di rappresentanza commerciale verso l’estero. Ebbene, oggi che questo ente c’è e ha faticosamente conquistato una sua efficace operatività, con una prontezza tutta italiana se ne chiede subito la chiusura. A questa nefanda prospettiva l’associazione che rappresento e l’intera comunità italiana degli operatori meeting & incentive dicono di no! «Pronuncio queste parole al termine di una lunga e costruttiva riunione con il direttore generale del CB Italia Patrick Hoffnung e con parte del suo staff, durante la quale abbiamo condiviso le linee operative per il 2012. Non è eliminando la struttura che si risolve il problema degli sprechi e della mala gestione di cui è stata oggetto – cose che peraltro io fui il primo a denunciare in tempi non sospetti (venendo per questa ragione espulso dal Consiglio d’Amministrazione, sei mesi orsono) – perché in tal modo si butta via il bambino insieme all’acqua sporca». «Se davvero si vuole cambiare direzione e dare al turismo congressuale ciò di cui ha Bisogno – continua Zona - allora occorre semmai cambiare la governance del CB, mettendola nelle condizioni di lavorare seriamente e con la massima efficacia. Nel dettaglio, occorre: 1) cambiare il CdA; 2) nominare subito il Comitato tecnico; 3) coinvolgere attivamente i rappresentanti del settore; 4) varare un vero piano industriale per il 2012. Altro che cancellazione, altro che azzeramento. Del CB nazionale c’è bisogno assoluto: la sua fine sarebbe un passo indietro assai pericoloso soprattutto ora, nel pieno di una crisi finanziaria gravissima per superare la quale gli operatori hanno bisogno di un sostegno e di un indirizzo. Richiamo le istituzioni e tutte le parti sociali a voler considerare questo mio appello e trarne un atteggiamento più serio a vantaggio di tutti».