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La successione di Fibonacci

La successione di Fibonacci

832040. Ma che vorr di’?

Una delle prime regole della comunicazione recita : “se vuoi che il tuo interlocutore capisca, usa dei codici che siano a lui familiari”. Che detto in romanesco (oggi gira così…) è non tanto “ parla come magni” ma “parla come magna lui”. Nella meeting industry, si sa, ci si appoggia molto su parole di origine anglosassone. Ma non solo sulle parole. Anche sulle qualifiche, sulle specializzazioni, sulle competenze, sul proprio sapere, ci si appoggia su titoli (in genere condensati in sigle) che derivano da corsi e codificazioni in inglese. Per cui un operatore nostrano del settore, per far (giustamente) sapere che “ha studiato” utilizza queste sigle accostandole al suo nome e cognome. Peccato che, a mio avviso, ben pochi sappiano (di coloro non strettamente addetti ai lavori) cosa vuol dire e, dopo un attimo di fastidio per non sapere di cosa si tratta, ignorano e vanno avanti. Allora? Messaggio non arrivato. Perché il messaggio arrivi bisogna che la sigla sia riconosciuta. Se dico Ing. Tutti sanno cos’è. Se sono odontotecnico non posso condensare in “Od.” Perché nessuno saprebbe che mestiere faccio. E così via. Ma le sigle puntate permettono anche di creare ambiguità. Ben lo sapeva (me l’hanno raccontato), e ci giocava, un amico che, da ragazzo, non aveva voglia proprio di studiare e quindi interruppe gli studi qualche anno dopo le medie. Ma si trovò a un certo punto nella necessità di presentare una qualche qualifica. E allora si inventò “Geom. n.d.”. Tutti sapevano che cosa fosse un geometra, ma molti ignoravano cosa significasse n.d. . Se glielo chiedevi, onestamente, rispondeva “n.d.? Non diplomato.