89 – Quel sottile piacere
Sembrava quasi automatico quando in aereo ti offrivano la salvietta rinfrescante. Veniva appoggiata con noncuranza sul tavolinetto e poi, con aria distratta, infilata nel taschino della giacca.
Magari in ufficio, a casa, di quelle salviette hai maxi-confezioni in quantità industriale. Tant’è.
Ma il meglio si verifica negli alberghi. Non citiamo il caso di quel cliente americano che si era smontato un lampadario di Murano e caricato in valigia, o i vari accappatoi del bagno infilati in borsoni appositamente procurati prima della partenza (il che ha costretto gli alberghi a collocare in bagno, bene in vista, un cartello che dice “se ti piace questo accappatoio lo puoi acquistare in reception”. Se ci limitiamo ai campioncini di shampoo o di gel per doccia, alzi la mano chi non ne ha fatto incetta. Magari siamo abituati a un certo shampoo o a un certo sapone, diversi da quelli lì, ma non resistiamo alla tentazione di infilarli in valigia.
A questo proposito un collega mi ha raccontato: «Ho passato alcune settimane in un albergo. Ogni giorno mi rifornivano delle amenity del bagno. E io, ogni giorno, le infilavo in valigia. Tanto che alla partenza mi sono trovato in aeroporto con una valigia pesantissima, per la quale sono stato costretto a pagare l’extra peso. E la cifra pagata è stata, ovviamente, superiore al valore delle mie bottigliette».
Ma vuoi mettere il sottile piacere?