13 – Oh tempora, oh mores
Già i nostri progenitori sostenevano che bisognava tenere d’occhio i comportamenti e i tempi.
Sui comportamenti non dico niente (troppo ci sarebbe da parlare). Sui tempi invece, oh, sui tempi (riferendomi al tempo che scorre) non riesco proprio a trattenermi.
Sembra che il mercato si sia abituato a ritenere che gli operatori della Meeting Industry siano tutti dei Mandrake (o, per i più giovani, dei Nembo Kid). In grado cioè di fare tutto senza tenere in considerazione quella che gli ingegneri chiamano la variabile “t”.
A noi hanno sempre insegnato che ogni cosa ha bisogno del suo tempo. I proverbi, la saggezza popolare, son pieni di richiami al fatto che se si vuol fare bene bisogna dedicare
il numero di giorni e di ore necessari. I responsabili di progetti nell’industria si avvalgono di potenti computer e sofisticati software per redigere diagrammi di Gantt o di Pert che permettano di tracciare i percorsi temporali per arrivare al risultato che non presenti rischi.
Nella Meeting Industry tutto questo sembra non essere importante. La variabile tempo si è contratta. Ti chiamano oggi per un lavoro che deve essere pronto per ieri.
A vantaggio di chi?