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MiCo un anno dopo Expo. Intervista all'ad Francesco Conci

MiCo un anno dopo Expo. Intervista all'ad Francesco Conci

Con un intenso e “affollato” novembre di grandi appuntamenti internazionali (gli ultimi, in ordine di data, Eurocities, Architect@work e EMUC 2016), MiCo (Milano Congressi) archivia di fatto un altro anno positivo, l'ennesimo dalla nascita della società (dal 1994 i bilanci si sono chiusi sempre col segno più). Dicembre, infatti, per il mercato congressuale è tradizionalmente un mese “scarico” e deputato per lo più a eventi di carattere aziendale e di corporate. Un anno, il 2016, che si prospettava all'inizio particolarmente complicato dopo quello irripetibile dell'Expo - che aveva richiamato a Milano oltre venti milioni di visitatori da tutto il mondo, e che aveva premiato eccezionalmente MiCo sull'onda di questo straordinario evento. Il rischio, infatti, era quello di subire le conseguenze di una eccessiva sovraesposizione del brand Milano e di una temporanea “fuga” dei riferimenti internazionali connessi alla città; la scommessa, invece, quella di mantenere ferma la barra del timone conservando il segmento dei clienti tradizionali, confermare appuntamenti in corso di definizione, ampliare il parterre degli ospiti per gli anni a venire, e nello stesso tempo adottare innovazioni tecnologiche e soluzioni operative, consolidando quella leadership che vede MiCo ai vertici del mercato congressuale internazionale.

Dunque, per MiCo, un 2016 non facile, da affrontare tenendo conto di una situazione non lineare, ma anche estremamente eccitante per le soluzioni da immaginare e mettere in campo, al netto del persistere di una congiuntura economica ancora negativa e di una ripresa stentata.Dei problemi e delle difficoltà incontrati, delle decisioni e delle azioni attuate per superarli, della situazione attuale e degli scenari a breve-medio termine parliamo con Francesco Conci, amministratore delegato di MiCo.

Dottor Conci, quali i problemi più impegnativi che ha dovuto fronteggiare quest'anno? Quali quelli previsti, quali le sorprese? E quali strategie ha adottato per contrastarli?
Il 2016 si prospettava come un anno del tutto particolare, il primo dopo l'Expo. Attese e timori si fronteggiavano sul “dopo” di un evento che aveva posto Milano sotto i riflettori di tutto il mondo. A queste incognite si aggiungeva un dato già noto e che riguardava il calendario degli appuntamenti previsti a MiCo. Per quegli incastri che contraddistinguono le alternanze dei più importanti convegni internazionali (in termini quantitativi), non avevamo in cadenza nessun evento di grandissime dimensioni (quelli, per intenderci, da 15-20 mila delegati). Data questa premessa abbiamo dovuto allargare la nostra platea ad altri eventi di dimensioni leggermente inferiori, sfruttando al massimo le disponibilità offerte dal calendario e ottimizzando le efficienze sia nei costi che nell'utilizzo dei padiglioni. A ragion veduta, oggi posso ben dire che l'onda lunga di Expo si è vista: abbiamo riscontrato un crescente interesse di molti operatori stranieri verso la città nel suo complesso che ne hanno apprezzato la capacità di gestione e l'efficienza organizzativa, ritenuta non seconda alle più competitive metropoli europee. Il mio atteggiamento, e di tutti quelli che lavorano con me, – di questo sono molto orgoglioso – è sempre stato di essere pronto, disponibile, capace di risposte rapide alle richieste che ci vengono sottoposte e alle novità che si presentano. Quindi ben venga l'eventualità di modificare le proprie idee. Oggi più che mai, con realtà che cambiano a ritmi vertiginosi, impensabili solo qualche anno fa, questo modo di pensare/agire è una necessità senza alternative. Tutto parte, per noi, da un ascolto attento, non superficiale, stuzzicato da quella curiosità che non ci permette di accontentarci ma ci stimola a cercare sempre nuove e migliori soluzioni. A tutto vantaggio del cliente.

A conti fatti, in generale che bilancio per questo 2016? In termini più strettamente numerici, com'è andata?
Siamo soddisfatti per aver colto gli obiettivi che ci eravamo prefissi, magari con qualche virgola in più, e questo è davvero un bel risultato perché, come dicevo, abbiamo dovuto lavorare molto - calendario alla mano - sugli eventi ancora disponibili, e quindi profonderci in un grosso sforzo a livello commerciale.

MiCo è un modello di capacità organizzativa, disponibilità ed efficacia nell'affrontare e risolvere i problemi grazie a una struttura agile, flessibile, con risposte rapide a livello gestionale, reparti che “si parlano” e interagiscono in tempo reale. Questo è un dato di fatto riconosciuto dai clienti e invidiato dai concorrenti. Ma per il futuro può bastare? Che cosa chiederebbe ancora ai suoi collaboratori?
Sono convinto che la flessibilità e la responsabilità di ciascuno e di tutti insieme fanno oggi il successo di MiCo. A livello internazionale, ad esempio, è difficile trovare un rapporto fatturato per dipendente come il nostro. Ci sono ovviamente realtà che vantano fatturati molto più importanti, ma che hanno strutture molto pesanti e che gravano poi sul risultato complessivo. Però è inevitabile che, guardando agli sviluppi futuri, ci si debba confrontare con organici più numerosi e con responsabilità più definite nei ruoli. Più che una richiesta ai miei collaboratori il mio vuole essere un auspicio: mi auguro si possa mantenere uno spirito vivo come quello attuale, un livello di dialogo e di intraprendenza responsabile di ogni singolo come accade oggi. Se questa “bella” libertà di azione fosse sostituita da un apparato burocratico e deresponsabilizzante sarebbe inevitabile un progressivo declino. 

La tecnologia avanza a passi da gigante offrendo sempre nuove soluzioni. Quali le novità nei saloni del Portello oggi e quali previste per domani?
Sì, la tecnologia evolve a vista d'occhio un po' dappertutto ed è impresa non facile la scelta degli investimenti per mantenere una struttura sempre aggiornata e al passo coi tempi. Peraltro gli altri player non sono fermi e ogni anno possiamo constatare che qualcuno ha introdotto qualche novità in ambiti dove pensavamo di essere all'avanguardia. Noi vantiamo un'infrastruttura di trasmissione dati, sia via cavo che Wi-Fi, molto avanzata, abbastanza unica nel suo genere e che stiamo ulteriormente implementando. Abbiamo investito anche nel passaggio alla trasmissione digitale dei segnali audio e video e con la fine dell'anno abbiamo deciso di internalizzare il servizio, sino a oggi erogato da una società esterna specializzata. Con l'occasione doteremo le sale di proiettori laser di ultima generazione che, oltre a garantire una qualità di immagine notevolmente superiore, consentono anche una maggiore efficienza di esercizio nel tempo, senza perdita di qualità. Abbiamo ovviamente anche molte altre idee in cantiere, in merito alla segnaletica digitale, allo studio dei flussi e geolocalizzazione tramite Wi-Fi, all’inizio dell’anno prossimo avremo tutti gli 8.154 corpi illuminanti del MiCo a basso consumo, proseguiremo con la  progressiva introduzione di sistemi di ulteriore risparmio energetico e di abbattimento dell'impatto ambientale. Però dobbiamo fare i conti con le risorse che abbiamo, quindi affrontiamo ogni cosa con realismo e in base a una scala di priorità che valutiamo di volta in volta

Negli ultimi mesi su Fiera Milano si è abbattuto il ciclone giudiziario legato a Nolostand e Dominus. Anche se MiCo risulta del tutto estranea, la vicenda può, sul piano internazionale, averne in parte intaccato l'immagine?
È in corso un indagine della magistratura, quindi lasciamo lavorare con serenità chi deve appurare i fatti e le conseguenti eventuali responsabilità. Io posso solo dire che, come sempre, ma ancor di più in situazioni come questa, occorre concentrarsi su quanto di buono sappiamo esprimere, valorizzarlo, e proteggere quella reputazione che, nel nostro caso, ci siamo faticosamente guadagnati. Non si può costruire nulla se si insiste sempre sulla parte vuota del bicchiere. Occorre partire dal pieno, che nella nostra realtà è un fatto evidente, e lavorare intensamente perché ci siano sempre ambiti di miglioramento e nuovi traguardi possibili. Insistere su quello che manca, creare allarmismi o mortificare gli animi non serve proprio a nessuno e non è un atteggiamento capace di guardare al futuro.

In campo internazionale la concorrenza si fa sempre più agguerrita. L'Est asiatico e i Paesi arabi sono realtà estremamente competitive. Come affrontarli?
Si può ancora fare da soli o è bene pensare ad accordi e partnership con altri giganti del settore?Nel nostro settore e soprattutto a livello corporate sappiamo che - ad esempio - la Cina è già in grado di offrire eventi di grandi dimensioni che possono essere accolti in Europa. Ci sono poi difficoltà tecniche, talvolta problemi coi visti, con il numero di collegamenti aerei e limiti culturali o linguistici che fungono ancora un po' da barriera, ma non possiamo non considerare che la globalizzazione abbraccia ormai tutti i settori e quindi anche il mondo congressuale. Si tratta di arrivare a farsi trovare pronti e non subire un fenomeno quando magari già altri ne hanno approfittato. A tale proposito stiamo lavorando per costruire a livello intercontinentale un network fra primarie strutture congressuali in modo da garantire, ai congressi che abitualmente ruotano negli anni sui cinque continenti, uno standard e delle condizioni ottimali e quindi un livello di prestazione molto alto e anche vantaggioso a livello commerciale.

Quali sono le nuove frontiere del mercato congressuale? Quali i potenziali clienti da intercettare, sia in termini di segmenti che di aree geografiche?
I clienti di ogni provenienza chiedono sempre più di essere supportati in una esperienza complessiva sulla destinazione, sia prima che durante l'evento. Questo comporta un link molto affiatato sia con le istituzioni locali che con gli altri attori della ospitalità milanese. Chiedono poi una qualità sempre più alta dei servizi e un aiuto per rendere più efficace e produttivo il loro evento. Per questo è fondamentale adeguare l'offerta rendendola tecnologicamente aggiornata e più vantaggiosa per il cliente. Gli ambiti da sottoporre a una costante e progressiva revisione sono dunque molti e questa attività richiede un notevole tasso di capacità autocritica e di adattamento ai cambiamenti. Riguardo i potenziali clienti, MiCo può ancora crescere in ambito corporate, soprattutto se pensiamo a tutti quei Paesi che sono sede di imprese di grandi dimensioni e che per la natura del loro business hanno necessità di organizzare eventi. Sicuramente la Russia, l'Estremo Oriente e l'India sono bacini di grande interesse per noi.

La Fiera di Roma con la “Nuvola” di Fuksas si pone come un concorrente diretto. Lei che cosa ne pensa? E come vede, in generale, l'offerta italiana dei centri congressuali?
Il Paese nel suo insieme può esprimere molto di più sia in ambito MICE che più in generale da un punto di vista turistico. Abbiamo un patrimonio immenso in termini di bellezze naturali, cultura, arte, tradizioni, una varietà e qualità di offerta invidiate da tutti, che invece percepiamo quasi come un problema e che talvolta riduciamo a sterili localismi o guerre fra campanili. Da questo punto di vista Roma è un brand unico a livello planetario. Chiunque conosce la città ne è in qualche modo ispirato. Tuttavia, non viviamo con preoccupazione la presenza di un altro player anche perché la natura del nostro mercato è itinerante. Ci auguriamo anzi che possa dare ancora più lustro al nostro Paese nel comparto congressuale, perché l'esperienza complessiva di cui il cliente può beneficiare, se positiva, porterà sempre più clienti a scegliere l'Italia come destinazione. Tecnicamente poi siamo differenti. Noi ci rivolgiamo strutturalmente a eventi di maggiori dimensioni, in un contesto cittadino che è maggiormente vocato al business, una città per certi aspetti più austera, ma riconosciuta ovunque di standard europeo e capace di gestire eventi di grande impegno. Di contro, Roma è sinonimo stesso di turismo leisure a livello internazionale e deve riuscire a conciliare la simultaneità di queste due differenti opportunità in un contesto logisticamente più complesso del nostro. Di certo la struttura è piuttosto bella e in ogni caso da italiani facciamo il tifo per loro.

Siamo quasi a Natale, che cosa chiederà nella lettera a Babbo Natale per il 2017?
Non chiediamo a Babbo Natale clienti, perché quello è il compito e l'obiettivo del nostro lavoro. Ci piacerebbe, invece, che istituzioni e shareholder considerassero con più attenzione il valore e la portata della nostra attività sul territorio, e non solo in termini economici. A noi piace il nostro lavoro perché è un confronto quotidiano con i colleghi di tutto il mondo, ma vorremmo anche poter competere con loro con armi più o meno equivalenti. Quel che vorremmo è una considerazione maggiore per il nostro settore, e che il business congressuale venisse contestualizzato a livello nazionale e poi cittadino come elemento strutturale e di grandi capacità dinamiche. E, di conseguenza, sostenuto con azioni significative. E' questo ciò che scriverò nella lettera a Babbo Natale.