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L'impatto sociale degli eventi è un criterio competitivo?

L'impatto sociale degli eventi è un criterio competitivo?

Il valore di un congresso si misura, prima di tutto, attraverso il suo impatto economico sulla destinazione. Pernottamenti, indotto per il territorio, occupazione delle sedi congressuali e ricadute sulle attività locali sono gli indicatori che fotografano con maggiore immediatezza il peso di un evento. Basti pensare che, secondo l'Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi, promosso da Federcongressi&eventi e realizzato da ASERI – Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell'Università Cattolica, nel 2025 la meeting industry ha generato in Italia un valore economico diretto di 13,2 miliardi di euro, una cifra che ribadisce quanto i congressi rappresentino un motore di sviluppo per le destinazioni che li ospitano.

La dimensione economica di un evento non è tutto però, perché a emergere con sempre maggiore forza è anche un’altra metrica, quella dell'impatto socialeLa sostenibilità di un evento infatti ha definitivamente allargato l’orizzonte oltre i termini ambientali - misurazione delle emissioni, gestione dei rifiuti o riduzione degli sprechi - e si osserva sempre più spesso anche attraverso la capacità di creare benefici concreti per la comunità che ospita il congresso, di promuovere inclusione, di favorire la diffusione della conoscenza e lasciare un'eredità positiva destinata a durare oltre i giorni dell'evento.

La legacy sociale entra nella progettazione dei congressi

Nel settore congressuale si parla di legacy, ovvero dell'insieme dei benefici che un evento continua a produrre una volta concluso. Nel caso dei congressi medico-scientifici, per esempio, la conoscenza prodotta durante l'evento fuori dalle sale congressuali si trasforma in un patrimonio condiviso con il territorio. Accade quando il programma scientifico si apre ai cittadini attraverso incontri divulgativi, quando vengono coinvolte le associazioni di pazienti o le scuole, oppure quando il congresso diventa l'occasione per organizzare iniziative di prevenzione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione.

Screening gratuiti, ambulatori mobili, campagne informative o giornate dedicate alla diagnosi precoce rappresentano esempi concreti di come un congresso possa contribuire alla salute pubblica, rafforzando al tempo stesso il dialogo tra comunità scientifica, istituzioni e cittadiniAnche le collaborazioni con enti del Terzo Settore, le raccolte fondi o i programmi di volontariato contribuiscono a consolidare il rapporto tra evento e destinazione, rafforzando l'identità etica del congresso e la responsabilità sociale degli organizzatori.

Il recupero del cibo è una buona pratica

Tra le iniziative che meglio rappresentano l'evoluzione della sostenibilità sociale negli eventi c'è il recupero delle eccedenze alimentariGrazie a sistemi di previsione sempre più accurati è possibile ridurre gli sprechi già nella fase di pianificazione del catering. Quando però rimane cibo integro e non consumato, entrano in gioco progetti che ne consentono la redistribuzione a favore delle persone in difficoltà.

In Italia una delle esperienze più consolidate è Food for Good, il programma promosso da Federcongressi&eventi insieme a Banco Alimentare ed Equoevento. L'iniziativa permette di recuperare gli alimenti non utilizzati durante congressi ed eventi e destinarli a mense sociali, case famiglia, centri di accoglienza e altre realtà del territorio, trasformando quello che sarebbe uno spreco in una risorsa per la comunità.

Inclusione significa progettare eventi accessibili

L'inclusione è oggi una delle principali dimensioni della sostenibilità sociale e riguarda ogni fase della progettazione congressuale. Il primo livello è quello dell'accessibilità fisica: la scelta della sede deve garantire percorsi privi di barriere architettoniche, servizi adeguati, segnaletica chiara e spazi realmente fruibili anche da persone con disabilità motorie o esigenze specifiche.

A questa si affianca l'accessibilità digitale: le piattaforme utilizzate per gli eventi ibridi o online devono essere compatibili con le tecnologie assistive e offrire strumenti come sottotitoli, trascrizioni, traduzioni simultanee e materiali consultabili in formati accessibili.

Esiste poi una dimensione economica, non meno importante in termini di inclusione. Quote di iscrizione elevate e costi di viaggio possono infatti limitare la partecipazione di giovani professionisti, ricercatori in formazione o delegati provenienti da Paesi con minori risorse. Per questo motivo cresce l'attenzione verso borse di studio, grant e politiche tariffarie agevolate che possano colmare il divario. 

L'inclusione riguarda infine anche i contenuti congressuali: panel equilibrati dal punto di vista del genere, presenza di giovani ricercatori, rappresentanza internazionale e multidisciplinarità contribuiscono ad arricchire il confronto scientifico e a rendere il congresso più rappresentativo della comunità professionale.

Gli ESG stanno cambiando anche il lavoro degli organizzatori

L'Agenda ONU 2030, con i suoi 17 Sustainable Development Goals (SDG), rappresenta oggi il principale riferimento internazionale in materia di sostenibilità. Per la meeting industry questi principi trovano applicazione nelle Principles for Sustainable Events dell'Event Industry Council (EIC), un vademecum che li traduce in indicazioni operative per la progettazione e la gestione degli eventi. Le linee guida si articolano in quattro aree: responsabilità condivisa tra organizzatori e fornitori, pratiche ambientali, impatto sociale e governance.

L'attenzione verso l'impatto sociale degli eventi è destinata ad aumentare anche per effetto della normativa europea. La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), recepita in Italia con il decreto legislativo 125/2024, prevede obblighi di rendicontazione ESG per un numero crescente di imprese. 

Gli obblighi sono introdotti in modo progressivo fino al 2028 e richiedono alle aziende di rendicontare gli impatti ESG (ambientali, sociali e di governance) secondo criteri standardizzati e sottoponendo i dati a verifiche indipendenti. La normativa riguarda principalmente le grandi imprese che rispettano almeno due dei seguenti requisiti: ricavi netti superiori a 50 milioni di euro, attivo superiore a 25 milioni di euro e oltre 250 dipendenti. Sono inoltre interessate le PMI quotate, con obblighi meno stringenti e un'applicazione graduale, e le filiali di multinazionali o di gruppi che rientrano nei criteri di rendicontazione.

Anche se società scientifiche, provider ECM e PCO non rientrano di solito direttamente tra i soggetti obbligati, sempre più spesso lavorano come partner di aziende chiamate a documentare il proprio impatto ambientale, sociale e di governance.

La sostenibilità, quindi, al di là del tema reputazionale, diventa un criterio di qualificazione lungo tutta la filiera degli eventi. Per gli organizzatori questo può significare un cambio di prospettiva. Le aziende soggette alla CSRD potrebbero infatti chiedere ai propri partner informazioni sempre più dettagliate sulle performance ESG degli eventi organizzati.

Questo significa, ad esempio, raccogliere dati sulla mobilità dei partecipanti, sulla gestione dei rifiuti, sulle politiche di inclusione, sul recupero delle eccedenze alimentari, sulla selezione dei fornitori o sulle iniziative di coinvolgimento della comunità locale. Informazioni che oggi non tutti i PCO monitorano in modo sistematico, ma che potrebbero diventare un elemento sempre più rilevante nella scelta dei fornitori.