Quasi due terzi dei meeting planner (59,53%) segnala che le crescenti tensioni e i conflitti in corso stanno compromettendo l’organizzazione dei loro eventi e congressi internazionali. Per il 45,24% l’impatto è stato moderato, mentre il 14,29% ha registrato conseguenze significative. Un quarto degli operatori ha addirittura dovuto annullare, posticipare o riposizionare eventi a causa di problemi legati alla sicurezza e all’instabilità geopolitica.
È quanto emerge dal Global Socio-Political Impact Survey 2025, il report appena pubblicato da IAPCO – l’International Association of Professional Congress Organisers – che, insieme alla sua rete di associazioni nazionali di PCO e ai partner strategici globali, ha misurato l’effetto dei recenti disordini globali e dei principali cambiamenti politici degli ultimi due anni sull’industria degli eventi internazionali.
Le pressioni sul settore: logistica, sicurezza e costi
I risultati restituiscono un quadro chiaro di un settore chiamato a confrontarsi con pressioni complesse e diversificate: dalla logistica operativa alla fiducia degli stakeholder, fino alla sostenibilità economica degli eventi.
Uno scenario che mette in luce l’importanza di restare flessibili, preparati e uniti, puntando su collaborazione e capacità di adattamento per continuare a far crescere la meeting industry anche in un contesto globale in evoluzione.
Tra le principali conseguenze segnalate dal report, i professionisti degli eventi hanno evidenziato:
- riduzione della partecipazione internazionale (52,38%)
- difficoltà legate alla sicurezza delle location (39,29%)
- disagi nei trasporti (41,67%)
- aumento dei costi per clienti e partecipanti (32,14%)
Nuove tendenze nelle destinazioni e perdite economiche
Quasi la metà dei planner (48,81%) segnala un cambiamento nei criteri di scelta delle destinazioni degli eventi, mentre oltre un quinto (22,62%) rileva una minore disponibilità a viaggiare all’estero da parte dei partecipanti.
Sul fronte economico, il report segnala che più di un quarto (26,83%) ha registrato perdite fino a 50 milaeuro, mentre il 14,64% ha subito danni superiori a 150 mila euro.
L’effetto Trump sugli eventi
Eventi, politica e attualità si intrecciano strettamente anche nella meeting industry: quasi la metà dei rispondenti (47,36%) conferma che le riforme introdotte dall’amministrazione Trump negli USA hanno inciso sulla pianificazione e gestione degli eventi, mentre un ulteriore 22,37% si prepara ad affrontare possibili nuovi effetti.
Le due principali politiche governative che influenzano gli organizzatori a livello globale sono le normative su visti e immigrazione, che impattano sulla partecipazione dei delegati internazionali (61,84%) e i tagli ai finanziamenti, che limitano la possibilità di viaggio, soprattutto di esperti accademici e scientifici (59,21%).
Inoltre, oltre un quarto (26,31%) dichiara che le modifiche politiche hanno reso più difficile ottenere sedi, permessi e autorizzazioni, con il 2,63% significativamente colpito.
Le conseguenze dei conflitti
La guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente e gli equilibri geopolitici instabili hanno avuto un impatto significativo sul 14,29% degli organizzatori di eventi internazionali, mentre per il 45,24% le conseguenze si sono manifestate in modo più moderato.
Per metà degli intervistati, l’effetto più visibile è la riduzione della partecipazione, ma emergono anche criticità legate alla sicurezza, all’aumento dei costi - sia per gli organizzatori che per i partecipanti - e alla diminuzione del sostegno da parte degli sponsor.
La risposta del settore: flessibilità e scelte di sicurezza
La buona notizia è che il 65% degli organizzatori non ha ancora dovuto cancellare i propri eventi internazionali.
Per quanto riguarda la diminuzione della partecipazione internazionale, non è tanto l’aumento dei format ibridi a fare la differenza, quanto piuttosto la preferenza per destinazioni considerate più sicure e lontane da aree di possibile instabilità, scelta indicata dal 48% degli intervistati.
di Alessandra Boiardi