QUALITY TRAVEL FORZA TROPPO UNA NOTIZIA SU ALCUNI FONDI DESTINATI ALLE REGIONI E SCATENA UNA BUFERA. MA NON È VERO NIENTE
Alla fine bastava chiedere direttamente ad Andrea Babbi, direttore generale dell’Enit, per avere una confortante chiarificazione sulle sorti dell’Italia congressuale. Lo abbiamo fatto noi, dopo aver letto online una notizia che non ci convinceva, che ha scatenato timori e perplessità fra gli attori della meeting industry. Raggiunto telefonicamente a Berlino, Babbi ci ha fornito una risposta un po’ allibita, ma chiara come il sole.Allibita perché stupefatto da quanto riportato da Quality Travel nell'articolo "Toscana, uno scheletro nell'armadio" («La nuova capitale del congressuale non sarà né Roma né Rimini ma Firenze […] perché con ogni probabilità, da oggi in avanti, fondi Enit e decisioni passeranno da quelle parti»). Chiara come il sole perché, al fine proprio di fugare qualsiasi nube, Babbi è stato perentorio: «Quella dei 3,5 milioni di euro provenienti dal Convention Bureau Italia, che sarebbero stati affidati al progetto interregionale guidato dalla Toscana, è un’interpretazione errata dei fatti. I fondi del Convention Bureau e quelli delle Regioni sono risorse distinte, che non hanno nulla a che fare le une con le altre. In pratica, per la promozione del comparto congressuale, oltre ai fondi rimasti dal Convention Bureau – che però, badate bene, il governo deve ancora contare e poi decidere a chi assegnare –, oltre a quei fondi, dicevo, il ministro Gnudi ha recentemente liberato delle risorse aggiuntive destinate alle Regioni, che per anni erano rimaste bloccate e che le Regioni oggi sarebbero disposte a condividere per sviluppare delle azioni congiunte a favore del settore. Il che mi sembra una cosa così utile per il congressuale e talmente lineare nei fatti che non poteva essere compresa diversamente, salvo voler alimentare sterili polemiche».
Si tranquillizzi dunque Paolo Zona (e con lui tutta Federcongressi&eventi e la meeting industry in generale), che ieri si era – comprensibilmente – allarmato per questo fantomatico passaggio di competenze alla Toscana e si chiedeva: «Perché nessuno ha informato gli operatori di quest’iniziativa?». La risposta è semplice: perché si tratta di una bufala bella e buona. Insomma, i fondi del Convention Bureau sono ancora là dov’erano, cioè nelle mani del ministero del Turismo, mentre quelli del progetto Mice in Italia (erede di quell’Italia for events, che oggi non esiste più, al quale fa erroneamente riferimento Quality Travel) provengono da altri finanziamenti, sbloccati di recente.
Nulla di vero anche in merito all’ipotetico compito di rianimare lo scheletro del Convention Bureau che sarebbe stato affidato alla Toscana. Molto più semplicemente, rassicura Babbi: «L’Enit sta lavorando incessantemente per ritrovare un asse di dialogo forte, costruttivo e positivo con tutte le Regioni, come filosofia generale. A oggi, però, il governo non ha ancora deciso a chi affidare i soldi rimasti del Convention Bureau. Io auspico che si decida di investire sulla nuova Enit, la quale non a caso ha al suo interno, da sempre, un ufficio strumentale alle azioni del Convention Bureau, che ha seguito passo passo il Cb in tutti questi mesi e che possiede quindi le competenze per proseguire il lavoro. Se poi, contemporaneamente, lavorando di concerto con le Regioni, queste ultime decidono di mettere del proprio a fattor comune, vuol dire che insieme avremo una maggiore massa critica e maggiori risorse per preparare un piano strategico per il congressuale dei prossimi anni, che naturalmente condivideremo con le associazioni di settore e con chi altri vorrà sedersi al tavolo, senza pregiudizi». Tanto rumore per nulla? «Sì, mi pare evidente che quell’articolo abbia alimentato soltanto una polemica sterile. E non abbiamo tempo per le polemiche. Viva il turismo».
Marco Garavaglia