L’aggiunta di tempo libero in occasione di una trasferta di lavoro potrebbe sembrare un fenomeno nuovo. Ma l’analisi su 29 milioni di viaggi di affari effettuata da Cwt Solutions Group mostra che la quota di viaggi “bleisure” è rimasta la stessa negli ultimi cinque anni.
I risultati dell’analisi quantitativa evidenziano che un viaggiatore d’affari su cinque prenota almeno un viaggio bleisure all’anno, pari al 7 per cento di tutti i viaggi di lavoro. In quasi la metà dei casi, i giorni bleisure vengono aggiunti alla fine della trasferta, nel 34 per cento all’inizio, mentre per il restante venti il momento di svago personale è duplice, a inizio e fine trasferta.
«Si parla sempre più spesso della tendenza dei viaggiatori d’affari di aggiungere giorni per il tempo libero in occasione delle trasferte di lavoro - sottolinea Catalin Ciobanu che ha curato la ricerca di Cwt Solutions Group -. È stato dunque sorprendente rilevare che in realtà non vi è stato alcun aumento del fenomeno bleisure di recente. Notiamo però che i viaggiatori d’affari tendono a fare uno o due viaggi bleisure ogni anno, indipendentemente dal numero totale di viaggi effettuati».
«Questi risultati sono interessanti per chi si occupa di business travel, perché aiutano a capire meglio il fenomeno bleisure - continua Ciobanu -. Per i travel manager aziendali, è importante prendere in considerazione nella gestione delle trasferte anche la possibilità di opzioni bleisure, in particolare in presenza di un elevato volume di voli a lungo raggio. Ma ci sono indicazioni utili anche per i provider dei servizi di viaggio: sapere chi ha più probabilità di realizzare esperienze bleisure permetterà loro di anticipare e soddisfare ancora meglio le esigenze dei viaggiatori d’affari».