Profilo
Palazzo Giustinian Lolin, così come lo vediamo oggi, risale al terzo decennio del Seicento, quando l’allora proprietario, Giovanni Lolin, decise di farlo ristrutturare con l’intenzione di lasciarlo in eredità al nipote Giovanni Giustinian, a condizione che il cognome Lolin fosse conservato accanto a quello dei Giustinian. Il palazzo è considerato una delle prime opere autonome di Baldassarre Longhena (1598-1682). Nella facciata l’uso del bugnato, le paraste di ordine dorico, ionico e corinzio e la simmetrica distribuzione delle finestre sono la testimonianza più diretta dei tributi del giovane architetto alla lezione dello Scamozzi e del Serlio in particolare. In questa fase di ricostruzione viene alterato il precedente edificio gotico, di cui è mantenuto lo slancio verticale delle finestre, mentre non viene inserito l’ammezzato come era uso nei palazzi veneziani dal ‘400 in poi. Il Longhena conferma già da questo primo intervento il suo “barocco” del tutto personale, che si sposa con lo spazio esterno urbano in un costante rapporto con il passato, avviando una serie di soluzioni che contribuiranno a rendere una nuova immagine della città. Il palazzo, oltre che dei Giustinian-Lolin, nell’Ottocento è stato residenza del famoso medico e collezionista Francesco Aglietti, della danzatrice Maria Taglioni, della duchessa Maria Luisa di Parma e della famiglia Levi, finchè l’ultimo proprietario Ugo lo destinò a diventare sede della Fondazione.
Il complesso consta di due corpi di fabbrica, uniti da due maniche che delimitano una bella corte con pozzo. Il corpo principale dispone di ambienti di diversa ampiezza al piano terra e di un vasto salone al piano nobile, con sale attigue e comunicanti: struttura, questa, tipica del palazzo veneziano. Vi si svolgono oggi riunioni di studio, conferenze, seminari, mostre e concerti. Al fine di agevolare lo svolgimento delle iniziative programmate, la seconda ala del palazzo è stata ristrutturata per dar vita ad una funzionale Foresteria. Ciò rende possibile una più idonea organizzazione delle attività di studio in loco e risolve il problema della sistemazione logistica degli operatori culturali chiamati a collaborare con la Fondazione. Dal 2011 nuovi restauri hanno restituito la facciata alla città in tutto il suo splendore, mentre il corpo principale del palazzo ha visto importanti lavori di riqualificazione.
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