Profilo
Palazzo Albergati, in pieno centro a Bologna, è oggi non solo sede espositiva a cura di Arthemisia, ma dispone anche di ambienti scenografici, suggestivi e accoglienti per ospitare conferenze, presentazioni, meeting, seminari, workshop, eventi aziendali ed eventi speciali serali anche in abbinamento con visite in esclusiva alle mostre in corso.
Gli spazi disponibili al piano nobile, nella speciale atmosfera di residenza privata, si articolano in tre saloni e una saletta più piccola, affrescati e decorati, per un totale di circa 110mq.
La costruzione di Palazzo Albergati, sulle fondamenta di antichi edifici residenziali posti in Via Saragozza, iniziò nell’aprile del 1519. L’edificio venne commissionato dall’omonima e importante famiglia bolognese e il progetto architettonico viene tradizionalmente fatto risalire a Baldassarre Peruzzi (anche se fonti recenti propendono invece per Domenico Aimo da Varignana).
Il palazzo assunse la forma definitiva attorno al 1612, con la sua lunga facciata di 54,70m, caratterizzata dalla fascia marca-piano in stile dorico e dalle finestre in macigno.
Entrando dal civico n. 28 di via Saragozza si accede ad un androne e ad un sobrio cortile interno quadrangolare, che nel periodo estivo può ospitare piccoli eventi all’aperto.
Gli spazi del piano terreno – che presentano ancora decorazioni originarie del XVII secolo ed in particolare nell’ingresso il soffitto decorato da Francesco Gessi (Bologna 1588 - 1649) raffigurante "Giove strappa la lingua alla menzogna" – e di un appartamento al piano nobile, sono oggi adibiti a sede espositiva: la gestione degli spazi espositivi e l’organizzazione delle mostre temporanee dedicate ai grandi maestri d’arte e a tematiche di interesse storico, artistico e culturale sono a cura Arthemisia.
Nell’appartamento del piano nobile oggi adibito a spazio eventi, a seguito di un incendio nell’agosto del 2008, importanti lavori di restauro hanno recuperato tutte le decorazioni pittoriche a fresco, che datano dal secolo XVII al XIX, e nello stesso tempo hanno portato alla luce un fregio con "Storie di Annibale" dipinto da Bartolomeo Cesi intorno al 1615, che era rimasto celato sotto la volta dipinta a motivi floreali.
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